Anche se il tempo ha finito per cancellare un po' le tracce, c'è stato un momento, nella lunga storia dell'Accademia, in cui si è tentato di portare avanti anche l'attività su strada (anni Sessanta).
un'attività difficile e faticosa, che richiede molti sacrifici ed è forse per questo che l'esperimento non ha avuto i risultati sperati.

Dai ricodi del passato riemergono alcuni nomi: Elio Airoldi, Luigi Bisterzo, Giovanni Carnevale, Mirka Colombo, Mauro Denna, Vito Gianporcaro, Silvio Manieri.
Gente che proveniva dall'Artistico o dall'Hockey rimasta affascinata dalle possibilità agonistiche offerte dalla disciplina e che, con il consueto appoggio di castiglioni e gajani, ha tentato nuove avventure.
A parlarcene, a distanza di anni, è proprio Airoldi che, tra l'altro, non ha mancato di ottenere nella specialità dei buoni risultati fra i quali emerge un terzo posto ai Campionati Italiani di categoria.
"A quei tempi, ci racconta Airoldi, non eravamo in molti a praticare la specialità. Nelle gare lomabrde di Terza Categoria ci si trovava in 50/60 concorrenti.
Le ruote erano di acero ed andavano cambiate spesso poichè sui terreni un po' accidentati si ovalizzavano costringendoci ad un grande dispendio di energie. I più esperti riuscivano a cambiarle in corsa. Inizialmente eravamo noi stessi ad acquistarle, poi la società ci ha dato una mano. Avventurosi pure gli allenamenti; di solito si andava in periferia dove esistevano viali larghi e poco frequentati.
L'ideale erano le strade attorno al cimitero di Gallarate che formavano una specie di quadrilatero.
Poichè ci allenavamo di sera, su strade scarsamente illuminate, in più di un'occasione siamo stati fermati dai vigili che poi provvedevano a sequestrarci i pattini".
Altri tempi, altro entusiasmo. Ma nella storia di una società accanto agli ori ci sono pure le fatiche e tanta voglia di fare.